“CORTA È LA MEMORIA DEL CUORE”, GIUSEPPINA TORREGROSSA HA PRESENTATO IL SUO ULTIMO ROMANZO ALL’ORTO BOTANICO DI PALERMO

Pubblicato il 10/09/2025

“CORTA È LA MEMORIA DEL CUORE”, GIUSEPPINA TORREGROSSA HA PRESENTATO IL SUO ULTIMO ROMANZO ALL’ORTO BOTANICO DI PALERMO
La prolungata attesa dell’inizio della presentazione dell’ultimo libro di Giuseppina Torregrossa,   sotto un sole tutt’altro che timido delle 18.00 (di ieri 9 settembre presso l’orto botanico di Palermo), ha affievolito le circa duecento persone accorse all’evento, le ha sciupate come la meringa di cui parla in “Bar dello sport” Stefano Benni, il grande scrittore, giornalista, poeta e drammaturgo morto proprio ieri, a 78 anni, dopo una lunga malattia.  Tuttavia, com’è noto, “le cose belle hanno il passo lento” e il dialogo tra Torregrossa e l’autrice Eleonora Lombardo, arricchito dalle letture dell’attore Marco Gambino, ha donato al pubblico un’ora di piacevoli e profonde riflessioni. [caption id="attachment_39093" align="alignright" width="192"] oppo_32[/caption] Il nuovo romanzo della scrittrice palermitana, Corta è la memoria del cuore, edito da Mondadori, racconta i segreti delle donne della famiglia Acconto, le cui vicende si intrecciano incessantemente con la storia del Novecento del nostro Paese. Un libro sulla femminilità e sul femminismo: “I maschi -sostiene una delle protagoniste del racconto- hanno paura del talento delle donne”, ma quest’ultime, ha specificato Torregrossa, “hanno un freno dentro che, ad un certo punto, causa un autosabotaggio” che impedisce di raggiungere i propri obiettivi e il proprio benessere. È necessario allora, secondo la scrittrice, che la donna, invece di frustrarsi seguendo il modello di vita maschile, ne elabori uno proprio, a lei confacente, un modello, dunque, intriso di emotività, intuito e magia. Un libro sulla genitorialità, sull’ineluttabile condizione esistenziale d’essere “sempre figli” (anche da anziani “si vuole diventare figli dei propri figli”), sulla profonda mutazione del ruolo del padre e della madre nel corso del XX secolo. Un libro, infine, in cui le autentiche protagoniste sono le parole dette e non dette con il loro immenso potere evocativo,  definito dalla scrittrice con la metafora dell’“occhio pesante”. Il romanzo di Torregrossa, dunque, apre a molteplici spunti di riflessione e conferma, ancora una volta, la rara ed eccezionale abilità della scrittrice palermitana di scrutare l’animo umano nella sua complessità, di fondere emozioni, tradizione e innovazione, di celebrare luoghi, personaggi e atmosfere della nostra Sicilia. Vincenzo Tumminello