Auguri Totò Rambo, il mito della Curva Nord del Palermo

Il 20 febbraio non è una data qualunque per gli ultras del Palermo. Oggi Salvatore Nocilla, per tutti Totò Rambo, avrebbe compiuto 61 anni. Totò non era solo il leader dei Warriors, era l’anima, il respiro, il grido di battaglia della Curva Nord. Ha vissuto la Curva come si vive una fede: senza compromessi, senza mezze misure, senza troppe domande. C’è una frase che oggi, nel giorno del suo compleanno, risuona ancora più forte: "Siamo nati ultras e moriremo ultras." Non è un mero slogan, è la consapevolezza che si può cambiare tutto nella vita ma difficilmente si può modificare la mentalità degli ultras, il loro senso di appartenenza, la loro dedizione. La figura di Totò Rambo continua a essere presente, a stimolare le nuove generazioni di tifosi palermitani. I racconti delle sue trasferte si tramandano come leggende. Troppo spesso, chi guarda dall’esterno, commette il grave errore di sovrapporre la parola "Ultras" ai concetti di trivialità, pochezza, violenza. Ma per Totò Rambo e per chi vive la Curva essere Ultras è un atto di amore. Essere Ultras è investire i propri pochi risparmi per una trasferta e per una coreografia che durerà solo pochi minuti, è sostenere sempre i propri colori anche quando la squadra sprofonda nelle categorie più amare. Totò ci ha insegnato che essere Ultras è una scelta di vita: la scelta di non essere spettatori passivi, ma protagonisti della propria passione. Insegnava che la Curva è una famiglia dove il figlio dell’avvocato e il ragazzo del quartiere popolare gridano con  la stessa gioia e lo stesso dolore. A un mondo che corre verso l'individualismo, ad una "società liquida" e sopraffattrice, l’Ultras contrappone la collettività, antepone il "noi", all' io". L'essere ultras , direbbe il filosofo francese Jean Luc Nancy, è un essere "singolare plurale", è un "esser-con" gli altri e per gli altri. Vincenzo Tumminello