Cuore sotto attacco: colesterolo, pressione alta e scompenso tra i killer più insidiosi
10/05/2025
In Italia, una persona su tre muore per colpa delle malattie cardiovascolari. Infarto e ictus continuano a essere i grandi nemici della salute pubblica, ma a favorirli, spesso in silenzio, sono altri tre avversari invisibili: colesterolo alto, ipertensione e scompenso cardiaco. Tre condizioni che, se trascurate, aprono la strada a conseguenze gravi, invalidanti, persino fatali.
Il dato è chiaro: oltre 10 milioni di italiani hanno livelli di colesterolo LDL sopra la norma, 16 milioni soffrono di pressione alta, mentre lo scompenso cardiaco colpisce il 2% della popolazione, con un’incidenza maggiore tra gli over 65, dove rappresenta la prima causa di ricovero. Ma il problema non è solo clinico: è culturale. Una persona su due non segue le terapie prescritte. L’aderenza farmacologica è ancora un miraggio, e le conseguenze si misurano in numeri tragici: 200.000 morti l’anno in Europa e ricoveri in crescita.
Ne hanno discusso cardiologi e internisti italiani durante il meeting “3H – Hypertension, Hypercholesterolemia, Heart Failure” tenutosi a Milano. Il messaggio è stato unanime: bisogna agire su più fronti, a partire dalla prevenzione attiva, passando per strategie terapeutiche personalizzate e più facili da seguire.
Il professor Furio Colivicchi (S. Filippo Neri, Roma) è stato netto: «Il colesterolo LDL non è solo un fattore di rischio, è la causa diretta dell’aterosclerosi». I nuovi obiettivi terapeutici puntano a mantenere valori sotto i 115 mg/dL nei soggetti sani, e sotto i 55 mg/dL in chi è già a rischio. I farmaci non mancano, ma senza consapevolezza e costanza, anche la miglior terapia fallisce.
Altro “killer silenzioso” è la pressione alta, spesso ignorata fino a quando non è troppo tardi. Il professor Stefano Carugo (Università di Milano) ha ricordato come una semplice riduzione di 5 mmHg possa abbattere del 10% il rischio cardiovascolare. Ma solo il 30% dei pazienti raggiunge i livelli raccomandati.
Il professor Stefano Taddei (Università di Pisa) ha aggiunto che l’ipertensione è oggi la prima causa di morte al mondo, davanti perfino ai tumori. Eppure resta una malattia poco considerata, in parte per la sua natura asintomatica. Dopo i 55 anni, un italiano su due è iperteso.
Infine, c’è lo scompenso cardiaco, che cresce di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Il professor Andrea Di Lenarda (ASUGI, Trieste) lo ha definito «una condizione subdola e progressiva», spesso legata a infarti pregressi o a una lunga storia di ipertensione. Nei casi più gravi, anche una semplice camminata può lasciare senza fiato. Il cuore non riesce più a pompare sangue a sufficienza e ogni sforzo diventa un peso.
La buona notizia? Esistono terapie in grado di rallentare l’evoluzione della malattia. Gli anti-aldosteronici, in particolare, si sono rivelati efficaci sia nei casi di contrattilità ridotta sia in quelli con funzione sistolica preservata. Ma il vero nodo resta quello dell’intervento precoce e della continuità delle cure: due elementi chiave per ridurre ospedalizzazioni e salvare vite.
Il messaggio degli esperti è chiaro: colesterolo alto, ipertensione e scompenso non sono solo numeri clinici, ma sfide quotidiane che vanno affrontate con educazione, prevenzione e semplificazione terapeutica. Il tempo gioca contro, ma le armi a disposizione ci sono. Ora serve la volontà di usarle.
Vincenzo Gargano
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