VenerdƬ 3 Novembre alle ore 11.00 la Fondazione Museo della Shoah, in collaborazione con il Comune di Palermo ā Ass alla Cultura, lāUfficio Scolastico Regionale per la Sicilia e lāIstituto siciliano di studi ebraici inaugura la mostra āDallāItalia ad Auschwitzā, a cura di Sara Berger e Marcello Pezzetti.
Chiesa di San Michele Arcangelo in Casa Professa, Piazzetta Brunaccini, 2 - Palermo. Visite: Dal lunediĢ al venerdiĢ dalle 09.30 alle 13.30
Per prenotazioni inviare una mail a: progettispecialiarchivio@comune.palermo.it
costituita da donne residenti nel territorio dellāAdriatisches KuĢstenland (Litorale Adriatico) ā eĢ ben piuĢ consistente rispetto a quella proposta fino ad ora dalla storiografia e che la deportazione ha toccato anche un piccolo numero di rom ā dato fino ad oggi sconosciuto ā, anchāessi arrestati nellāAdriatisches KuĢstenland.
Lāesposizione si apre con unāintroduzione sulla storia di Auschwitz-Birkenau dal 1940 al 1943, ovvero del periodo precedente lāarrivo dei primi prigionieri giunti dallāItalia, per poi proseguire con una sala dedicata ai trasporti, dove appaiono volti e numeri dei deportati di ogni convoglio partito dal territorio italiano.
EĢ messa in luce la specificitaĢ della sorte degli ebrei deportati, che rappresentarono la parte piuĢ consistente delle vittime, dalla āselezione allāarrivoā allāomicidio sistematico di massa. Viene conseguentemente presentato un focus sul meccanismo e sulle strutture di messa a morte.
Si prosegue quindi con il racconto relativo alla sorte dei prigionieri ebrei e āpoliticiā allāinterno del complesso concentrazionario, partendo dalle procedure di immatricolazione (in particolare il tatuaggio, metodo utilizzato solo ad Auschwitz), per arrivare al loro inserimento nel sistema del lavoro schiavo, soprattutto nei vari āsottocampiā dipendenti da Auschwitz III (Monowitz). Ci si sofferma sulle terribili condizioni igienico-sanitarie e, in generale, sulla vita nel campo. Uno sguardo particolare viene dato alla sperimentazione medica e alle āselezioni interneā, procedura omicida a cui furono sottoposti prevalentemente gli ebrei.
Segue, infine, la parte dedicata allāevacuazione del complesso concentrazionario, al trasferimento dei prigionieri ancora in grado di camminare e di lavorare verso i Lager nel Reich e allāabbandono dei cosiddetti āinabiliā, in prevalenza ammalati, nelle strutture concentrazionarie locali, dove il 27 gennaio del 1945 giunsero le truppe sovietiche.
Molte novitaĢ presenti in questa esposizione sono il frutto di un lavoro di ricerca effettuato per diversi mesi dai curatori insieme ad autorevoli studiosi della Shoah, della deportazione ebraica e della deportazione politica. Per la prima volta gli enti piuĢ prestigiosi che si occupano del tema hanno lavorato fianco a fianco, anche in previsione della realizzazione del memoriale italiano che saraĢ allestito dal Governo italiano nel Blocco 21 di Auschwitz. Si tratta del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano ā Liliana Picciotto e il suo staff ā, della Fondazione Memoria della Deportazione, sempre di Milano, dellāANED (lāAssociazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) nazionale, lāANED di Sesto San Giovanni ā Laura Tagliabue ā e di Trieste ā Dunja Nanut ā e del Auschwitz-Birkenau State Museum ā Jadwiga Pinderska-Lech ā.
Con questa grande mostra eĢ possibile conoscere per la prima volta in maniera completa il āvoltoā della deportazione in Italia.
La versione della mostra itinerante eĢ stata realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah con il contributo dell'UNAR -Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari OpportunitaĢ.
EĢ messa in luce la specificitaĢ della sorte degli ebrei deportati, che rappresentarono la parte piuĢ consistente delle vittime, dalla āselezione allāarrivoā allāomicidio sistematico di massa. Viene conseguentemente presentato un focus sul meccanismo e sulle strutture di messa a morte.
Si prosegue quindi con il racconto relativo alla sorte dei prigionieri ebrei e āpoliticiā allāinterno del complesso concentrazionario, partendo dalle procedure di immatricolazione (in particolare il tatuaggio, metodo utilizzato solo ad Auschwitz), per arrivare al loro inserimento nel sistema del lavoro schiavo, soprattutto nei vari āsottocampiā dipendenti da Auschwitz III (Monowitz). Ci si sofferma sulle terribili condizioni igienico-sanitarie e, in generale, sulla vita nel campo. Uno sguardo particolare viene dato alla sperimentazione medica e alle āselezioni interneā, procedura omicida a cui furono sottoposti prevalentemente gli ebrei.
Segue, infine, la parte dedicata allāevacuazione del complesso concentrazionario, al trasferimento dei prigionieri ancora in grado di camminare e di lavorare verso i Lager nel Reich e allāabbandono dei cosiddetti āinabiliā, in prevalenza ammalati, nelle strutture concentrazionarie locali, dove il 27 gennaio del 1945 giunsero le truppe sovietiche.
Molte novitaĢ presenti in questa esposizione sono il frutto di un lavoro di ricerca effettuato per diversi mesi dai curatori insieme ad autorevoli studiosi della Shoah, della deportazione ebraica e della deportazione politica. Per la prima volta gli enti piuĢ prestigiosi che si occupano del tema hanno lavorato fianco a fianco, anche in previsione della realizzazione del memoriale italiano che saraĢ allestito dal Governo italiano nel Blocco 21 di Auschwitz. Si tratta del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano ā Liliana Picciotto e il suo staff ā, della Fondazione Memoria della Deportazione, sempre di Milano, dellāANED (lāAssociazione nazionale ex deportati nei campi nazisti) nazionale, lāANED di Sesto San Giovanni ā Laura Tagliabue ā e di Trieste ā Dunja Nanut ā e del Auschwitz-Birkenau State Museum ā Jadwiga Pinderska-Lech ā.
Con questa grande mostra eĢ possibile conoscere per la prima volta in maniera completa il āvoltoā della deportazione in Italia.
La versione della mostra itinerante eĢ stata realizzata dalla Fondazione Museo della Shoah con il contributo dell'UNAR -Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari OpportunitaĢ.