Il Palermo a Pescara senza i suoi ultras

Per l'ennesima volta in questa stagione, agli ultras del Palermo residenti in Sicilia sarà vietato seguire la squadra in Abruzzo per assistere al match Pescara-Palermo valevole per la 27ª giornata del Campionato Serie BKT 2025-2026 e in programma domenica 1° marzo alle ore 15.00 presso lo Stadio Adriatico. L’Osservatorio sulle manifestazioni sportive ha, infatti, inserito la gara tra quelle connotate da alti profili di rischio. Un grave danno per i tifosi che avevano già pianificato spostamenti, ferie e sostenuto  spese ormai irrecuperabili. Un grosso problema anche per la squadra del Palermo che perde il suo  dodicesimo uomo in campo, sempre pronto a sostenere la maglia e i propri beniamini fin oltre al novantesimo. Tanta amarezza tra i tifosi perché si parla costantemente di stadi moderni, di riportare le famiglie sugli spalti, di stadi pieni ma la realtà dei fatti racconta di tornelli chiusi e settori ospiti vuoti. La soluzione sembra sempre la stessa, la più drastica: il divieto. La trasferta, prova d'amore e appartenenza per migliaia di palermitani, sta diventando un lusso per pochi fortunati residenti fuori dalla Sicilia o, peggio, un appuntamento sempre proibito. Se i divieti dovessero continuare, il rischio è palese: ridurre il calcio ad un mero spettacolo esclusivamente televisivo, spogliato della sua essenza, della sua anima più autentica: il tifo organizzato. Sui social della Curva Nord 12 gli ultras hanno pubblicato il seguente comunicato: “Siamo stanchi, indignati e incazzati… abbiamo toccato il fondo. Ancora una volta l’intera città viene privata della libertà di seguire la propria squadra in trasferta. L’incompetenza di Gos e Prefetture nel decidere e nel gestire ormai è palese ma si continua a Vietare trasferte su trasferte senza neanche comprenderne le motivazioni. Una decisione così drastica per motivi probabilmente futili, ad indignarsi oltre agli Ultras dovrebbe essere l’intera piazza ogni singolo tifoso, ma soprattutto le Società che dovrebbero tutelare i propri tifosi, per non parlare della classe politica che dovrebbe tutelare la libertà di qualsiasi cittadino… Invece tutto tace, si è generato  un modus operandi che porta a limitare drasticamente la libertà di seguire la propria squadra ad intere città e addirittura regioni, ad un intero popolo che viene tacciato come se fosse un popolo di delinquenti, puniti da non si sa neanche cosa... Alla faccia degli slogan finti e retorici Il Calcio è della Gente”. Vincenzo Tumminello