LA LEZIONE DI TOTÒ SCHILLACI

Pubblicato il 18/09/2024

LA LEZIONE DI TOTÒ SCHILLACI
L’intera vita di Totò Schillaci ha rappresentato una pragmatica lezione sulla imprescindibile necessità di credere nei propri sogni e, una volta realizzati, di non dimenticare i luoghi e il contesto in cui tutto è cominciato. Totò è nato e cresciuto tra i vicoli, le macerie e i palazzi dell’edilizia popolare del Cep. La sua era una famiglia modesta. Il padre, muratore, doveva provvedere a quattro figli (Totò, Giuseppe, Rosalia, Giovanni). Nonostante l'incontenibile passione per il calcio invadesse tutti i suoi pensieri e desideri, mai desistette di aiutare la propria famiglia svolgendo ogni possibile lavoro che gli venisse offerto. Ha più volte dichiarato: “Ho fatto il gommista, il garzone di pasticceria, l’ambulante”. È cresciuto e si è formato in strada, non ha avuto la possibilità e il tempo di dedicarsi agli studi. “Nelle mie pagelle scolastiche -affermava con ironia- i voti erano tutti 1 e 2, sembrava la schedina del totocalcio”. Sulle strade del quartiere Cep ha iniziato a dare i primi calci al pallone e da quelle strade, dove ancora oggi la riqualificazione fa fatica a partire, è cominciato quel magico viaggio che ha trasformato Schillaci in una stella del calcio e nell’eroe dei mondiali del 1990. Eppure, Totò non dimenticherà mai il suo Cep e la sua città. Al crepuscolo della sua carriera calcistica sognò di  giocare nel Palermo per tentare di regalare ai suoi concittadini la gioia di strappare la squadra dalla serie C in cui era precipitata nel 1998. Aveva 33 anni e avrebbe potuto ancora farci esultare se non fosse stato colpito da un grosso problema alla schiena che gli impedì di giocare a tal punto da ufficializzare, l’anno successivo, il suo definitivo ritiro. Tornato a Palermo ha acquistato e riqualificato un vecchio campo di calcio situato a Borgo Nuovo (a due passi dal Cep) trasformandolo in un luogo in cui qualche bambino o ragazzo potesse porre le basi per intraprendere il suo stesso viaggio. Qualcuno è riuscito. Basti pensare proprio al nipote di Totò Schillaci, Francesco Di Mariano (figlio della sorella Rosalia), attaccante e centrocampista del Palermo, che qualche ora fa ha ricordato lo zio scrivendo: “Caro zio, sono cresciuto nella tua scuola calcio, con l’idea di dover arrivare ad alti livelli e partecipare a un mondiale e rendere fiero un popolo, farlo sognare proprio come hai fatto tu, ma questo non è accaduto, spero tu sia rimasto comunque orgoglioso di me. Sin da piccolo sono sempre stato accostato a te, ed è stato un onore ed un orgoglio”. Nel 2001, accostandosi alla politica, eletto Consigliere comunale, cercò di rilevare il pacchetto azionario del Palermo calcio per tentare di rilanciare la squadra che militava in serie C1. La trattativa non andò in porto e Schillaci, qualche mese dopo, abbandonò la politica dichiarando “ è una inutile perdita di tempo”. Un pensiero, per certi aspetti, condivisibile… Tutta Palermo è in lutto, non perdiamo solo un calciatore che ha dato lustro alla città, ma un uomo che l'amava profondamente, un simbolo di riscatto sociale, un emblema per tutti i ragazzi palermitani che non si accontentano del destino a cui la vita sembra averli condannati. Vincenzo Tumminello