Le sette fate di Youssef. Palermo tra memoria e poesia

Pubblicato il 07/09/2025

Le sette fate di Youssef. Palermo tra memoria e poesia
Ci sono romanzi che nascono per raccontare una storia e altri che, pur partendo da una vicenda intima e circoscritta, finiscono per dare voce a un intero mondo. ‘Le sette fate di Youssef’ di Linda Scaffidi, edita da Fazi, appartiene a questa seconda categoria: è un libro che incrocia le traiettorie della migrazione, della memoria familiare, della povertà urbana e dell’ostinata resistenza della parola poetica. Il protagonista, Peppe/ Youssef, cresce nel cuore pulsante di Palermo, tra le case cadenti di Ballarò e il “cortile delle sette fate”, luogo reale e insieme leggendario che diventa metafora di speranza e di possibilità di riscatto. Attorno a lui si muove una costellazione di figure memorabili: il padre Alì, lacerato dalla nostalgia per il Marocco e sempre pronto a rifare le valigie; Taslima, madre coraggiosa che resiste alle fughe con la concretezza del quotidiano; la sorella Fatima, complice silenziosa; l’amico Mui’zz, presenza costante e radicata nel quartiere; Teresa, la ragazza dal corpo fragile e dagli occhi di mare, che diventa per Peppe insieme promessa e ferita. La costruzione dei personaggi non è mai schematica: ognuno di loro porta con sé contraddizioni, desideri e dolori. Linda Scaffidi tratteggia le figure con la delicatezza di chi conosce dall’interno i meccanismi della marginalità, evitando stereotipi e scegliendo invece la via della complessità. A fare da sfondo è Palermo, ritratta nella sua doppia veste: città arabo-normanna che conserva nella toponomastica e nelle architetture la memoria dei secoli, ma anche città ferita, con i mercati popolari che ribollono di vita e di precarietà. Il romanzo attraversa i vicoli del Cassaro, le piazzette di Ballarò, le strade dove odori di curry e falafel si mescolano a quelli più aspri del sangue delle macellerie. È una Palermo concreta, percorsa da povertà e fatica quotidiana, ma capace di trasformarsi in scenario mitico attraverso la leggenda delle sette fate, spiriti notturni che rapiscono e fanno volare chi ha l’animo puro. I temi affrontati sono molteplici: il senso di appartenenza e sradicamento, la tensione fra radici e futuro, la fragilità delle relazioni familiari, la ricerca di un’identità in bilico tra due mondi. Vi è anche la denuncia della marginalità sociale e delle difficoltà abitative, ma sempre accompagnata da una nota di resistenza e di desiderio di trasformazione. La scrittura non indulge nel patetico: al contrario, mostra una finezza e una sobrietà che rendono la narrazione più incisiva. Il tempo narrativo si dilata lungo più decenni, dagli anni Ottanta fino all’età adulta del protagonista, mentre lo spazio oscilla tra Palermo e il Marocco, creando un movimento continuo di andata e ritorno che riflette la duplice appartenenza di Peppe/Youssef. La dimensione onirica delle fate si innesta nella cronaca di quartiere  e così la leggenda diventa chiave interpretativa di un reale che altrimenti sembrerebbe soffocante. Al centro resta la poesia. È grazie alla scoperta della scrittura poetica, incoraggiata dal professor Di Mauro che invita Peppe a trasformare la rabbia in versi, che il ragazzo trova un varco per uscire dal destino già tracciato. La poesia diventa mezzo salvifico, strumento di resistenza e di riscatto, capace di riscattare non solo un individuo ma una comunità intera. Non a caso, nel finale, ciò che conta non sono i successi accademici di Peppe, ma l’impegno nel quartiere, l’aiuto dato ai ragazzi più poveri, la capacità di restituire agli altri ciò che lui stesso ha ricevuto in dono dai versi. La poesia come atto politico, come gesto di cura, come via di trasformazione: questo è il messaggio più forte e propositivo del romanzo. In una società segnata da contraddizioni e ferite, Scaffidi ci ricorda che la parola poetica resta ancora un modo per mutare le condizioni sociali, per aprire orizzonti di bellezza e speranza. Con Le sette fate di Youssef, Linda Scaffidi consegna alla letteratura contemporanea un’opera che parla al cuore e alla mente, radicata nella Palermo dei vicoli ma capace di elevarsi verso un respiro universale. È la prova che i libri, come le fate, sanno ancora rapire, portare in volo e restituire ai lettori la memoria di ciò che conta davvero: la dignità, la solidarietà, la possibilità di reinventarsi attraverso le parole.

Marilena La Rosa