Nel tepore del ballo

di Pupi Avati

Pupi Avati realizza un film in cui conferma la sua poetica, immergendola in una visione in cui denuncia e speranza di riscatto coesistono.

Gianni Riccio è un famoso conduttore televisivo. Anche se la sua infanzia non è stata facile per la scomparsa di entrambi i genitori in due diverse circostanze, ora però può essere soddisfatto del successo ottenuto. Quando però si ritrova nel bel mezzo di un crack finanziario con complicazioni anche penali tutto gli crolla addosso. Si vede costretto a tornare ai luoghi di origine incontrando di nuovo un antico amore che potrebbe costituire per lui l'occasione di una rinascita.

Mentre scorrono sullo schermo immagini, parole e musiche del nuovo film emergono nella memoria citazioni o richiami al suo cinema precedente. A un certo punto si fa riferimento a un soprammobile a forma di elefante e chi ha amato Storia di ragazzi e di ragazze pensa a quella bambina che trovava un oggetto analogo dando così il via alla narrazione. Si vede poi Jerry Calà fare l'ospite in un programma televisivo e si pensa al suo ruolo manipolatorio in funzione di recupero di credibilità nell'episodio di Sposi da lui diretto. Quando poi il braccio destro e amico di Giorgio, mentre è alla guida di un'auto, dice dei versi di Giovanni Pascoli si ha un'ulteriore conferma del grande amore di Pupi per il poeta.

Avati costituisce un raro esempio di un autore che rimane fedele a se stesso pur rinnovandosi ogni volta con la massima libertà che alla sua, non più tenerissima, età si può esercitare. Con la filmografia che ha alle spalle non si sente, ora più che mai, di dover ossequiare nessuno. Non lo ha fatto in maniera esplicita con i rappresentanti del potere governativo nella serata dei David di Donatello del 2025 così come non lo fa con questo film in cui la disillusione si affianca alla speranza.

Capace, come è da sempre, nel dirigere attori a cui chiedere di osare nell'andare controcorrente rispetto a quanto fatto fino ad allora, propone a Massimo Ghini di realizzare il ritratto di un uomo che è costretto a privarsi delle maschere che il successo sovrappone al suo volto (si veda a tal proposito la scena magistrale della doccia) e a Giuliana De Sio di calarsi nei panni di una conduttrice di quella televisione del dolore che Pupi detesta e che mette alla berlina in una scena (altrettanto magistrale come scrittura e come prestazione recitativa) in cui si passa dalla finta commozione all'invettiva volgare più accesa. Tutto ciò non rinunciando a parlare di amore in una situazione in cui il più basso tornaconto finisce con il trasformarsi in una consapevolezza di tutt'altro tenore.

Nelle due valigie che ci accompagnano nel corso dell'esistenza, secondo Pupi si possono trovare in una materia in putrefazione e nell'altra ricordi che, con il passare degli anni, passano dal creare timore al produrre calore. Un calore che, insieme al ricordo del tepore di un ballo, può aiutare ad andare avanti nella vita. Nonostante tutto.

Fonte: https://www.mymovies.it