Palermo, famiglie e docenti in allarme per il futuro dell’integrazione scolastica: cresce la tensione sulla nuova sperimentazione, protesta il 1° aprile

Il mondo della scuola palermitana si prepara a una giornata di mobilitazione: il prossimo 1° aprile, alle ore 16, un presidio si radunerà davanti alla sede del Provveditorato agli studi di Palermo (via della Ferrovia, 54) per manifestare una netta opposizione alla nuova sperimentazione sull’inclusione scolastica, un progetto che sta sollevando crescenti preoccupazioni tra docenti, famiglie e personale specializzato. La tensione è palpabile e nasce soprattutto dal timore che quella che viene presentata come un’innovazione possa in realtà trasformarsi in una “pseudo-riforma” che compromette seriamente le potenzialità inclusive del sistema educativo italiano, storicamente considerato un’eccellenza e un punto di riferimento a livello internazionale. Nonostante un primo segnale di apertura arrivato proprio nelle ultime ore, con il Provveditore che ha concesso una proroga di dieci giorni per l'invio della documentazione necessaria da parte degli Istituti scolastici, la base dei lavoratori rimane preoccupata e contrariata. Per i sindacati, e in particolare per l’USB Scuola che ha guidato i primi confronti istituzionali, la questione non è puramente burocratica o legata alle scadenze, ma tocca la sostanza del diritto allo studio. Uno dei nodi più critici e controversi di questa sperimentazione riguarda il cambiamento nelle procedure di richiesta dei docenti di sostegno. Fino a oggi, alle scuole bastava la certificazione rilasciata dall'ASL per poter richiedere l'organico di diritto necessario a garantire l'assistenza agli alunni. Con le nuove disposizioni, invece, viene imposto l'obbligo della certificazione INPS, un passaggio che sta creando un vero e proprio imbuto burocratico. Questa nuova pretesa sta gettando nel panico migliaia di famiglie, poiché ottenere l'accertamento dall'istituto di previdenza è diventato un’impresa disperata: i CAF e i medici di famiglia denunciano un blocco totale del sistema, trovandosi nell'impossibilità cronica di individuare date disponibili quando tentano di inoltrare telematicamente le richieste. Senza questo documento, che ora è diventato vincolante a differenza del passato, il rischio concreto è che molti alunni rimangano privi del supporto fondamentale, trasformando un diritto costituzionale in una corsa a ostacoli che rischia di mutarsi in tragedia. Il cuore della protesta del 1° aprile risiede proprio nella volontà di formare una delegazione rappresentativa che porti sul tavolo del Provveditore un documento condiviso, redatto da chi si fa carico del pesante lavoro di gestione dell'inclusione nelle scuole. Si contesta un modello che rischia di appesantire ulteriormente le segreterie e i docenti, finendo per sacrificare la qualità del supporto didattico e relazionale sull'altare di una riorganizzazione percepita come calata dall'alto e distante dalle reali necessità degli alunni. Partecipare in massa -recita il comunicato di USB- non è solo una questione di difesa dei posti di lavoro, ma di tutela di un modello di scuola aperta e accogliente. La manifestazione di Palermo si preannuncia dunque come un momento di snodo cruciale, un momento significativo per ribadire che sul diritto all'istruzione per tutti non sono ammessi passi falsi o “sperimentazioni al ribasso”. Vincenzo Tumminello