Paolo Taormina, Palermo piange un altro suo figlio
Pubblicato il 13/10/2025
Lino Celesia ucciso a 22 anni a colpi di pistola nella notte tra il 20 e il 21 dicembre 2023, Massimo Pirrozzi (26 anni), Salvatore Turdo (23 anni) e Andrea Miceli (26 anni) uccisi a Monreale a colpi di pistola nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2025, Paolo Taormina ucciso a 21 anni la notte dell’11 ottobre 2025, non sono vittime della movida incontrollata come si vorrebbe far credere e come titolano alcuni giornali in maniera riduttiva e fuorviante, ma del vuoto culturale, dell’abbandono educativo, dell’assenza di politiche sociali, del degrado a cui sono condannate le periferie, della dottrina della violenza e delle armi che continuano a fare di Palermo il fiore di kadupul che non riesce mai a fiorire.
E così domenica 12 ottobre ci siamo svegliati con la notizia di un altro colpo di pistola in faccia. È successo intollerabilmente ancora una volta e ritorna, come una danza macabra medioevale, la retorica sulla sicurezza, sulla necessità dei presidi delle forze dell’ordine, sulla proclamazione del lutto cittadino. La danza macabra delle non soluzioni.
“Stamattina ho chiamato il Ministero dell'Interno per dire che è necessario che mandino più poliziotti e più carabinieri. Io ho il dovere di tutelare questa città” ha dichiarato il primo cittadino Roberto Lagalla ieri sera, 12 ottobre, durante la fiaccolata di solidarietà alla famiglia delle vittime. Il corteo, con in testa lo striscione che riportava le foto dei ragazzi uccisi a Monreale, è partito da piazza Castelnuovo ed è giunto davanti al teatro Massimo. Le circa duemila persone presenti hanno chiesto ad alta voce più sicurezza in città. Le strategie che verranno adottate per realizzarla delineeranno la consapevolezza che le istituzioni hanno del problema perché, ed è banale ricordarlo, non si possono rimuovere le piaghe della delinquenza e della violenza giovanile esclusivamente con la scure della punizione, ma con appropriati meccanismi di prevenzione, di educazione al rispetto e alla legalità, con percorsi di rieducazione, di accostamento alla logica della comprensione, del dialogo e dell’ascolto, aiutandoli a scoprire il valore e l’incanto dell’esistenza.
Vincenzo Tumminello
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