Il Capo dello Stato rilancia il valore costituzionale del lavoro e chiede più tutele contro morti, precarietà e occupazione povera.
Il lavoro come fondamento della Repubblica, ma anche come terreno sul quale l’Italia continua a misurare le proprie contraddizioni più dolorose.
Alla vigilia del Primo Maggio, Sergio Mattarella sceglie lo stabilimento Piaggio di Pontedera per celebrare la Festa dei lavoratori e, da uno dei luoghi simbolo dell’industria italiana, richiama istituzioni, imprese e parti sociali a difendere la dignità di chi lavora e impedire che la sicurezza resti soltanto un principio dichiarato.
Il passaggio più netto del discorso riguarda le morti sul lavoro, definite dal Presidente una ferita ancora aperta, un costo umano che il Paese non può continuare ad accettare.
Per Mattarella, la tutela della vita nei luoghi di lavoro non è un capitolo tra gli altri, ma un dovere primario che non ammette arretramenti, attenuanti o distinzioni.
La cerimonia si è svolta nel Museo Piaggio, in un clima istituzionale ma anche fortemente partecipato. Ad accogliere il Capo dello Stato c’erano centinaia di studenti, con bandiere tricolori e l’inno nazionale, in una cornice che ha dato alla giornata il senso di una festa civile prima ancora che di una ricorrenza sindacale.
Nel suo intervento, Mattarella ha evitato toni duramente polemici, preferendo un messaggio di coesione in una fase segnata da tensioni internazionali e incertezze economiche. Ma il richiamo è rimasto chiaro: il lavoro non basta che ci sia, deve essere libero, dignitoso, stabile e adeguatamente retribuito.
Il Presidente ha ricordato che il Primo Maggio appartiene all’identità stessa della Repubblica, nata su un’idea di lavoro come strumento di cittadinanza e partecipazione.
In questa prospettiva, l’articolo 1 della Costituzione non è una formula solenne da citare nelle occasioni ufficiali, ma un impegno concreto da rendere vivo in ogni luogo di lavoro.
Vincenzo Gargano