Non un elenco di opere isolate, ma un disegno complessivo che prova a ripensare il futuro del quartiere partendo dai suoi nodi più profondi. È questa la direzione intrapresa per San Filippo Neri, l’ex Zen, dove la strategia di intervento mette insieme riqualificazione urbana, servizi, inclusione sociale, mobilità e nuove opportunità educative.
Il quartiere, nato come grande esperimento di edilizia pubblica nella Palermo del secondo Novecento, porta ancora oggi il peso di una lunga stagione segnata da incompiutezze, occupazioni abusive, carenze infrastrutturali e isolamento rispetto al resto della città .
A questa fragilità si affianca però una presenza viva di scuole, associazioni, realtà sociali e presìdi territoriali che continuano a rappresentare un punto di riferimento quotidiano per famiglie e giovani.
Da qui prende forma un piano che punta a intervenire contemporaneamente su più fronti. Il primo riguarda gli spazi fisici: scuole da mettere in sicurezza, strade e marciapiedi da sistemare, aree pubbliche da restituire alla collettività , impianti sportivi da recuperare.
L’idea di fondo è quella di migliorare la qualità urbana per incidere concretamente anche sulla qualità della vita.
Tra gli interventi principali compaiono quelli sull’edilizia scolastica. In parallelo, il piano insiste sulla necessità di costruire ambienti educativi più sicuri, accessibili ed efficienti, riconoscendo alla scuola un ruolo decisivo nella tenuta sociale del quartiere.
Accanto all’istruzione, un altro asse forte è quello della rigenerazione degli spazi di aggregazione. La nuova piazza Primo Carnera viene immaginata come un luogo centrale per la vita di comunità , con verde attrezzato, aree gioco, spazi per attività culturali e zone dedicate allo sport. Alla stessa logica risponde il recupero del Baglio Mercadante, destinato a trasformarsi in centro di quartiere con funzioni culturali, laboratoriali, sociali e formative. Anche l’arte urbana entra nel programma con il progetto di un murale digitale luminoso pensato come segno identitario e simbolico di una nuova fase.
Molto rilevante è poi il capitolo dedicato allo sport, letto non solo come pratica ricreativa ma come leva educativa e inclusiva. Da evidenziare la riqualificazione del Palazzetto dello Sport, il rilancio del campo Andrea Parisi, gli interventi nell’area scolastica di via De Gobbis, il completamento della cittadella dello sport, i lavori al velodromo Paolo Borsellino e il centro sportivo polivalente con piscina Conca d’Oro. In questa visione, gli impianti non sono semplicemente strutture da rimettere in funzione, ma luoghi da restituire alla socialità e alla crescita dei più giovani.
Un altro obiettivo strategico riguarda la mobilità e i collegamenti. Il quartiere viene infatti inserito in un quadro più ampio di collegamento con la città , attraverso il sistema tramviario, il miglioramento del trasporto pubblico locale e la manutenzione della rete viaria. Allo stesso tempo si punta sull’illuminazione pubblica, sulla videosorveglianza e sull’efficientamento dei servizi essenziali, dal verde urbano alla rete idrica, fino alla gestione dei rifiuti.
Ma il piano non si esaurisce nelle opere materiali. Una parte consistente del progetto guarda ai percorsi sociali e sanitari, con servizi di prossimità , mediazione, sostegno alle famiglie, interventi contro le dipendenze, attività rivolte ai minori e iniziative per contrastare dispersione scolastica.
Sul versante abitativo, il documento richiama anche la necessità di affrontare con maggiore efficacia il tema delle irregolarità e del recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con l’obiettivo di restituire legalità , migliorare le condizioni dell’abitare e rimettere in circolo gli alloggi disponibili secondo criteri di equità .
L’ambizione, in definitiva, è trasformare San Filippo Neri da periferia segnata dal disagio a laboratorio di rigenerazione urbana, sociale e culturale. Un processo che, nelle intenzioni non può essere calato dall’alto, ma deve coinvolgere direttamente residenti, scuole, associazioni, istituzioni e università . Perché il cambiamento, in questa parte di città , non passa soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalla capacità di ricostruire legami, occasioni e fiducia.
Giuseppe Gargano