La società civile c’è e si mobilita. È stata una risposta collettiva, pubblica e senza esitazioni contro il racket quella di venerdì 15 maggio, dove alle 18.30, il lungomare di Isola delle Femmine si è riempito di cittadini, amministratori, imprenditori e rappresentanti istituzionali per manifestare solidarietà agli operatori economici finiti nel mirino delle intimidazioni mafiose.
Il corteo, promosso dal sindaco Orazio Nevoloso e dall’amministrazione comunale, è partito dalla spiaggia libera di viale dei Saraceni e ha attraversato il litorale per circa un chilometro, fermandosi davanti agli stabilimenti balneari colpiti nei giorni precedenti.
Sei lidi e una tabaccheria erano stati raggiunti da bottigliette incendiarie accompagnate da richieste estorsive da 5 mila euro: un segnale chiarissimo, al quale il territorio ha scelto di rispondere con la presenza e con la denuncia pubblica.

In piazza sono scesi quasi mille partecipanti. Accanto agli operatori economici finiti sotto tiro hanno partecipato il primo cittadino di Isola delle Femmine ed i sindaci di Capaci, Carini e Torretta, insieme al presidente della commissione Antimafia dell’Ars Antonello Cracolici e alla deputata Carolina Varchi.
Ma la mobilitazione non si è fermata. All’alba del 16 maggio, a Sferracavallo, sono comparsi sul lungomare, nei pressi della chiesa, gli adesivi di Addiopizzo con una frase che da anni rappresenta un manifesto civile: «Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità». Un messaggio rivolto a una borgata che negli ultimi mesi ha dovuto fare i conti con un clima pesante, segnato da episodi inquietanti, tra colpi d’arma da fuoco, avvertimenti e bottiglie incendiarie lasciate nel cuore della notte.
Il significato delle due iniziative è stato netto: rompere l’isolamento delle vittime, impedire che la paura diventi silenzio e riaffermare che il territorio non intende arretrare davanti alla violenza estorsiva. Da Isola delle Femmine a Sferracavallo, la parola d’ordine è una sola: uniti contro il pizzo.
Giuseppe Gargano