Una marea umana ha colorato la manifestazione di ieri 4 novembre contro il genocidio nella Striscia di Gaza e a sostegno del Global Sumund Flotilla, la più grande missione civile internazionale mai organizzata per tentare di rompere il blocco navale e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese.
Dopo il concentramento alle 17.30 in Piazza Bologni, il corteo ha attraversato Corso Vittorio Emanuele, intonando slogan a favore della Palestina e contro i governi che sostengono, per affinità ideologiche e/o alleanze strategiche, le stragi e le violenze perpetrate da Israele.
Apre il corteo lo striscione con la scritta “Resistenza”, “Free Palestine” il grido che si eleva dai manifestanti, i ritmi delle percussioni e le danze travolgenti della Murga di Palermo accompagnano gli slogan, l’ondeggiare delle bandiere palestinesi colora la manifestazione, la presenza di molte famiglie con bambini testimonia l’imporsi di una forte coscienza civile e l’esigenza dei cittadini palermitani di non volere in alcun modo rischiare di mostrarsi, agli occhi della Storia, complici dei massacri in Palestina.
Nella Striscia di Gaza non si muore più solo a cause delle bombe, da troppo tempo ormai si muore anche di fame. La popolazione palestinese, senza un accesso adeguato a cibo, acqua e medicinali, vive nella perseverante e insostenibile paura di morire, di perdere all’improvviso i propri familiari, di non aver alcun futuro per i propri figli. Da qui l’importanza capitale dell’operazione Global Sumund Flotilla che partirà da Catania il 7 settembre. Circa cinquanta imbarcazioni (difficile prevedere il numero esatto), con a bordo aiuti umanitari e provenienti da diversi Paesi, si dirigeranno insieme verso Gaza.
Intanto il ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, appartenente all’estrema destra, ha minacciato di arrestare tutti i partecipanti alla missione e ha dichiarato: “Tratteremo gli attivisti della Flotilla come terroristi”. Minacce che non hanno intaccato i fautori della Global Sumund Flotilla e, ancor meno, potranno fermare la missione. Del resto Sumud è una parola araba che significa resistere, non piegarsi.
Vedremo come andrà.
Intanto, carichi di apprensioni e speranze, auguriamo alla Flottilla buon vento e mare calmo!
Vincenzo Tumminello
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