Arena del Foro Italico a Palermo, via libera della Giunta ma crescono dubbi e polemiche
Pubblicato il 04/01/2026
La Giunta comunale di Palermo ha approvato una delibera che avvia il percorso amministrativo per l’acquisizione e il trasferimento a Palermo della cosiddetta Grand Stand Arena, una struttura polifunzionale attualmente installata al Foro Italico di Roma e destinata alla dismissione.
L’operazione, dal valore complessivo superiore ai sei milioni di euro, prevede lo smontaggio dell’impianto nella Capitale e il suo successivo rimontaggio nell’area di viale Diana, all’interno del Parco della Favorita a Palermo.
L’arena, realizzata nel 2018 come struttura temporanea, ha una capienza di circa 6.300 posti ed è nota per aver ospitato incontri degli Internazionali di tennis di Roma.
Secondo l’Amministrazione, l’impianto potrebbe diventare un nuovo polo per eventi sportivi e culturali cittadini, integrandosi con le infrastrutture già presenti nella zona, come la piscina comunale, l’ippodromo e il circolo del tennis.
L’operazione viene collegata al Piano Straordinario per Borgo Nuovo, che prevede la realizzazione di un centro sportivo di quartiere a largo Gibilmanna. L’obiettivo dichiarato è quello di “mettere in rete” una struttura locale con un impianto di rango superiore, offrendo ai giovani dei quartieri più fragili la possibilità di confrontarsi in contesti sportivi di maggiore visibilità, all’interno di un percorso di crescita agonistica e personale.
Tuttavia, il percorso è tutt’altro che lineare. Per rendere effettivo il progetto saranno necessari ulteriori passaggi formali: una nuova delibera per l’impegno delle risorse del Poc Metro, attesa nei prossimi mesi, e l’avvio della conferenza di servizi, fase indispensabile per acquisire tutti i pareri tecnici e le autorizzazioni, comprese quelle in materia urbanistica e paesaggistica.
Non è inoltre secondario il vincolo temporale: l’accordo prevede la decadenza dell’operazione qualora l’opera non venga completata e la spesa perfezionata entro il 31 dicembre 2026, salvo eventuali proroghe.
È proprio su questi punti che si è concentrata la dura presa di posizione delle opposizioni consiliari, che hanno depositato un’interrogazione al sindaco per chiedere chiarimenti sull’intera operazione. Secondo i firmatari, l’acquisizione della Grand Stand Arena presenta criticità rilevanti sotto il profilo giuridico, economico e politico.
La Favorita, ricordano i consiglieri dell’opposizione, è un parco urbano centrale, sottoposto a stringenti vincoli monumentali e paesaggistici, e non può essere assimilata a una periferia degradata senza forzare il quadro normativo.
Ulteriori perplessità riguardano la natura stessa dell’impianto: una struttura usata, concepita per un utilizzo temporaneo, con una vita utile stimata di circa vent’anni ma già abbastanza datata.
Restano poco chiare, secondo l’opposizione, le reali ragioni della dismissione anticipata a Roma, così come l’effettiva convenienza economica dell’operazione, che comprende costi di acquisto, smontaggio, trasporto, rimontaggio e gestione futura.
A rafforzare i dubbi contribuiscono anche le osservazioni del Ragioniere generale del Comune, che segnala l’assenza di un piano economico-finanziario dettagliato, l’incertezza sui costi di esercizio dell’impianto, la mancanza del parere della Soprintendenza e il rischio concreto che l’opera non risulti realizzabile. Tutto questo in un contesto in cui il Comune di Palermo è ancora sottoposto a un piano di riequilibrio finanziario pluriennale.
Secondo i consiglieri di opposizione, l’operazione riflette una visione politica che rischia di relegare Palermo al ruolo di destinazione finale di strutture dismesse altrove, piuttosto che a quello di città da valorizzare con interventi strutturali e duraturi. Le risorse pubbliche, sostengono, dovrebbero essere indirizzate prioritariamente verso i quartieri caratterizzati da maggiore vulnerabilità sociale, attraverso progetti coerenti e realmente rigenerativi, e non concentrate in un’opera simbolica, costosa e collocata in un’area centrale e vincolata.
Con l’interrogazione presentata, i gruppi di minoranza chiedono trasparenza sull’iter amministrativo, chiarezza sulla sostenibilità economica dell’intervento e una scelta politica netta sul modello di sviluppo urbano che si intende perseguire: investire seriamente nelle periferie o continuare a ricorrere a soluzioni calate dall’alto, che rischiano di produrre più criticità che benefici per la città.
Vincenzo Gargano
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