Odio social contro l’arcivescovo Lorefice: attaccato per aver richiamato al soccorso e all’accoglienza
24/02/2026
È inaccettabile e profondamente inquietante la violenta campagna d’odio esplosa sui social contro l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. A soli due giorni dalla preghiera interconfessionale celebrata in mare a Trapani, in memoria del migliaio di persone disperse durante il Ciclone Harry, le parole dell’arcivescovo — un richiamo netto alla responsabilità del soccorso e dell’accoglienza, oltre che una denuncia delle scelte politiche adottate da Europa e Italia — sono state trasformate in pretesto per un attacco vergognoso.
Invece di misurarsi con la gravità dei fatti e con il dolore che quelle vite spezzate rappresentano, una parte del dibattito social/digitale ha scelto la scorciatoia più vile: l’irrisione, l’insulto, l’aggressione personale. Un’ondata di commenti violenti e denigratori ha preso di mira il prelato, colpendo non le sue argomentazioni, ma la sua persona, in un tentativo evidente di intimidazione e delegittimazione.
Si tratta di un attacco che va condannato senza esitazioni. Non è “polemica”, non è “critica”: è odio. Ed è tanto più grave perché rivolto a un uomo che da anni porta avanti, con coerenza e coraggio, un impegno pubblico sui temi dei migranti, del dialogo interculturale e delle periferie, pagando un prezzo alto anche sul piano personale. Lorefice, infatti, vive da tempo sotto scorta proprio per le sue posizioni nette contro la criminalità organizzata: un dato che rende ancora più intollerabile la leggerezza con cui si alimentano campagne di aggressione e disprezzo.
Qui non è in gioco soltanto la tutela di una figura religiosa, ma la qualità della convivenza civile. Attaccare chi richiama al dovere del soccorso significa normalizzare l’indifferenza; colpire chi parla di accoglienza significa anche voler ridurre al silenzio ogni voce scomoda; trasformare una commemorazione in un bersaglio polemico è un segnale allarmante di disumanizzazione.
Serve una presa di posizione chiara contro gli insulti, contro le intimidazioni, contro la violenza verbale che avvelena lo spazio pubblico. E dire No ad una politica di “pancia” che incattivisce gli sprovveduti, perchè serve difendere, con fermezza, il diritto e il dovere di chiamare le cose con il loro nome, soprattutto quando si parla di vite perdute e responsabilità collettive.
Vincenzo Gargano
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