Sanità privata accreditata, dal 2027 cambia tutto. Gare pubbliche e selezione

Con l’entrata a regime delle nuove regole, le strutture sanitarie e sociosanitarie dovranno dimostrare efficienza, capacità organizzativa, investimenti tecnologici e risultati concreti nella riduzione delle liste d’attesa.

La sanità privata accreditata si prepara a una svolta destinata a modificare in profondità i rapporti con il Servizio sanitario nazionale. Dal 1° gennaio 2027, infatti, il sistema sarà orientato verso procedure pubbliche comparative, attraverso le quali le strutture non saranno più valutate soltanto in base all’accreditamento formale, ma anche sulla loro reale capacità di garantire prestazioni efficienti, qualità assistenziale e risposte adeguate ai bisogni dei territori.

Il cambiamento prende forma dopo il Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, convertito nella Legge 20 aprile 2026, n. 50, che ha sospeso fino al 31 dicembre 2026 alcune disposizioni dell’articolo 36 della Legge 193/2024. Una sospensione che, al di là dell’aspetto tecnico, anticipa una trasformazione strutturale del comparto: il progressivo superamento dei vecchi meccanismi di convenzionamento e l’introduzione di criteri selettivi più stringenti per individuare gli operatori sanitari e sociosanitari chiamati a lavorare con il sistema pubblico.

In concreto, dal 2027 non sarà più sufficiente essere accreditati. Le strutture dovranno dimostrare di essere competitive, solide dal punto di vista organizzativo e realmente utili alla programmazione sanitaria regionale.

I nuovi criteri di valutazione metteranno al centro diversi elementi: la capacità di contribuire all’abbattimento delle liste d’attesa, la qualità clinica e gestionale, il livello degli investimenti tecnologici, l’adeguatezza del personale, i volumi di attività erogati, la presenza sul territorio, la presa in carico delle fragilità e la continuità dei servizi.

Per il settore si apre quindi una fase decisiva. Le realtà più strutturate, capaci di innovare processi, strumenti di controllo e modelli organizzativi, potranno rafforzare il proprio ruolo. Al contrario, le strutture meno preparate rischiano di trovarsi in difficoltà davanti a procedure comparative fondate su parametri misurabili e risultati documentabili.

Uno dei nodi centrali sarà quello delle liste d’attesa. La futura selezione degli erogatori terrà conto anche della capacità concreta di assorbire la domanda sanitaria arretrata. L’efficienza produttiva diventerà così un fattore determinante non solo per la qualità del servizio, ma anche per la permanenza nel sistema accreditato.

La riforma potrebbe incidere anche sugli equilibri economici dell’intero comparto. L’aumento della concorrenza tra operatori, la pressione sugli standard qualitativi, la necessità di investire in tecnologie e personale qualificato e il possibile ridimensionamento delle strutture meno performanti sono alcuni degli effetti attesi.

Resta aperto anche il tema occupazionale. La normativa punta a coniugare selezione competitiva, continuità assistenziale e tutela dei livelli di lavoro, ma nei territori più fragili il passaggio al nuovo modello richiederà una gestione attenta da parte delle Regioni, chiamate a evitare vuoti nell’offerta sanitaria.

Secondo gli operatori del settore, il 2026 rappresenta l’ultimo anno utile per prepararsi al nuovo scenario.

Per mantenere competitività, le strutture sanitarie e sociosanitarie sono chiamate sin da ora a rafforzare il monitoraggio delle performance, investire in digitalizzazione, documentare gli esiti clinici e organizzativi, migliorare sicurezza e qualità delle cure, ottimizzare la gestione del personale e prepararsi a logiche di gara pubblica.

La riforma apre dunque una nuova fase nei rapporti tra pubblico e privato nella sanità italiana. Un modello nel quale avranno maggiore spazio le realtà capaci di produrre valore concreto, verificabile e utile ai cittadini, mentre chi non saprà adeguarsi rischierà di perdere centralità nel sistema.