Crisi sanitaria: in Sicilia arrivano i rinforzi da Libia, Ecuador, Guinea, Cuba e Argentina

Per sopperire alla mancanza di personale sanitario e garantire il diritto alla salute ai siciliani, la Regione assume 16 medici provenienti da Libia, Ecuador, Guinea, Cuba e Argentina. Il presidente della regione Sicilia, Renato Schifani, così commenta: “Stiamo percorrendo tutte le strade possibili, utilizzando gli strumenti straordinari messi a disposizione dallo Stato per colmare, nel breve periodo, i vuoti di organico che esistono in Sicilia, come in tutta Italia.” Si tratta di un provvedimento già adottato in altre regioni (basti pensare ai 171 specialisti sanitari assunti dal governatore Roberto Occhiuto in Calabria ad inizio del 2023) e consentito da una misura introdotta dal decreto legge 18/2020 emanata dal Governo durante l'emergenza Covid. La carenza di operatori sanitari in Sicilia è nota a tutti, basti malauguratamente recarsi in qualsiasi pronto soccorso della regione. Secondo Anaao Assomed, l'associazione dei medici dirigenti, al Sud servirebbero circa 2000 medici per regione. Nello specifico, in Sicilia, mancano: nelle Asp 174 medici ad Agrigento, 154 a Caltanissetta, 159 a Catania, 116 ad Enna, 169 a Messina, 210 a Palermo, 96 a Ragusa, 87 a Siracusa e 201 a Trapani; nelle aziende ospedaliere la carenza è di 57 medici al Policlinico di Catania, a Messina 15 all’ospedale Papardo e 17 al Policlinico, a Palermo 33 all’ospedale Cervello e 6 all’Arnas Civico. Rispetto alla ripartizione per discipline: 127 specialisti in Cardiologia, 92 in Chirurgia generale, 39 in Gastroenterologia, 94 in Ginecologia e ostetricia, 302 in Emergenza-urgenza, 152 in Medicina interna, 52 Neurologia con stroke, 93 in Ortopedia e traumatologia, 31 in Pediatria, 324 in Anestesia e rianimazione, 144 in Psichiatria e 44 in Urologia (Fonte Sicilia medica.it). In tal modo la situazione del servizio pubblico sanitario resta allarmante. Nei pronto soccorso, nei reparti di anestesia e chirurgia d'urgenza i turni di lavoro sono stressanti e le condizioni di lavoro inidonee. Così i nostri medici preferiscono infoltire i reparti ospedalieri del settore privato in genere situati nei grossi centri abitati mentre gli ospedali delle periferie, come quelli di Petralia Sottana (Pa) e Sciacca (Ag), rischiano la chiusura proprio per la carenza di organico. Per risolvere il “dramma” della sanità in Sicilia, così come in campo nazionale, si potrebbe cominciare con lo stanziare risorse consistenti nel settore, rivedere il blocco del turnover (ad oggi, in media, su 100 medici in pensione 10 non vengono sostituiti), annullare il “numero chiuso” al corso di Medicina e Chirurgia. Vincenzo Tumminello