Il Parco Uditore non si tocca: i palermitani non vogliono rinunciare a ciò che gli appartiene
29/03/2026
Palermo si trova oggi a un passo dal perdere il Parco Uditore, uno dei suoi simboli più significativi di riscatto e rigenerazione urbana. Dopo quattordici anni di una gestione esemplare nata dal basso, il polmone verde di circa otto ettari rischia la chiusura definitiva.
I palermitani, tuttavia, non hanno intenzione di restare a guardare. Sabato 28 marzo, l’ennesima mobilitazione ha visto centinaia di cittadini, famiglie e associazioni riunirsi davanti ai cancelli per protestare contro la chiusura. Le richieste avanzate riguardano lo sblocco immediato delle risorse economiche per garantire la continuità gestionale e la riqualificazione degli immobili previsti dal progetto originario.
La storia del Parco Uditore inizia nel 2012 quando la cittadinanza si riappropriò di quest'area attraverso una petizione nata dal basso. Oggi la cooperativa che si prende cura del parco si trova in gravissime difficoltà economiche, schiacciata dal mancato rispetto dei termini della convenzione stipulata nel 2017 con l’Amministrazione comunale. Senza il supporto istituzionale promesso, la struttura non riesce più a garantire la sostenibilità dei costi né la tutela dei posti di lavoro di chi, ogni giorno, ha reso questo spazio accogliente e fruibile a tutti.
Il paradosso è che la soluzione potrebbe essere a portata di mano in quanto esiste un progetto esecutivo da 1,5 milioni di euro, già finanziato dalla Regione Siciliana, destinato al restauro dei vecchi edifici interni. Questi immobili dovrebbero ospitare caffetterie e centri culturali, permettendo alla cooperativa di autofinanziarsi attraverso servizi commerciali e attività sociali. Eppure, i bandi di gara per avviare il progetto restano bloccati in un inspiegabile limbo burocratico a Palazzo d’Orleans.
Perdere il Parco Uditore non significherebbe soltanto rinunciare a un prato dove correre o far giocare i propri cani. Rappresenterebbe il fallimento di un modello civile in cui il cittadino si prende cura del bene comune, riappropriandosi di ciò che gli appartiene. Il timore più grande è che, una volta chiusi i cancelli, l'ombra del vandalismo e dell'incuria torni a oscurare l'area, rendendo una futura riapertura un miraggio lontano e privando definitivamente il quartiere Uditore e le zone limitrofe del suo unico polmone verde di qualità .
Vincenzo Tumminello