Migranti, appello dei vescovi: “Fermare le morti in mare, la linea politica va corretta”
22/02/2026
Nel giorno in cui il porto di Trapani ospita una cerimonia di ricordo per i quindici migranti ritrovati senza vita dopo il passaggio del ciclone Harry, la Conferenza episcopale siciliana e diversi presuli calabresi intervengono pubblicamente sul tema delle rotte del Mediterraneo. La presa di posizione arriva a poche ore dalle commemorazioni dedicate ai corpi recuperati lungo le coste delle due regioni, e si concentra su ciò che viene definito un quadro decisionale insufficiente e incapace di prevenire nuove tragedie.
Secondo i vescovi, l’ennesima emergenza in mare impone un cambio di impostazione: non solo interventi immediati di soccorso e protezione, ma anche scelte istituzionali che riducano i rischi e mettano al centro la tutela della vita umana. In questo contesto, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, affida a una lettera indirizzata all’ONG Mediterranea Saving Humans un messaggio di vicinanza e di sollecitazione, richiamando l’urgenza di risposte più efficaci e coerenti di fronte a una crisi che continua a produrre vittime.
Così scrive l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice: "Sono sinceramente dispiaciuto di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall'ennesima strage - non è una tragedia! - consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche - di ieri e di oggi -, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell'essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso".
"Il vostro oggi, a seguito dei naufragi avvenuti nel Canale di Sicilia durante e dopo il ciclone Harry, che hanno causato circa mille dispersi, - aggiunge - è un segno forte e prezioso, un richiamo chiaro a sconvolgere il silenzio e a svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l'oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità". Queste vittime sono l'ennesimo frutto delle scelte disumane dell'Europa e dell'Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo". "Di fronte a tutto questo siamo chiamati a reagire, non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell'umano", conclude.
Un monito sottolineato anche dai vescovi calabresi: «Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio».
I prelati chiedono l'apertura di "corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria".
"Noi - proseguono - non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata.
L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nel 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 del 2025. Meno arrivi, più morti. Il nostro pensiero e la nostra preghiera sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo. Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato diventi ordinaria amministrazione. Il comandante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore".
"Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee - concludono i vescovi calabresi - di essere all'altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro Paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità".
Articoli correlati
🎧
Parte la rivoluzione del sistema tramviario palermitano