Una dieta nutrizionale mirata potrebbe costituire un supporto efficace nella gestione della depressione

Uno studio pilota condotto presso la Ohio State University e pubblicato su Translational Psychiatry , il 10 Settembre 2025, ha evidenziato che un regime alimentare ad alto contenuto lipidico e a ridotta quota glucidica, mantenuto per un periodo minimo di dieci settimane, è in grado di attenuare i sintomi depressivi, incrementare il benessere soggettivamente percepito e potenziare alcune capacità cognitive nei giovani adulti con diagnosi di disturbo depressivo I soggetti coinvolti nello studio hanno adottato una dieta chetogenica, caratterizzata da un apporto giornaliero inferiore a 50 grammi di carboidrati e dal ricorso ai grassi come fonte energetica principale. I primi effetti si sono manifestati già entro la seconda settimana: i punteggi di autovalutazione della depressione si sono ridotti del 35%. Dopo dieci-dodici settimane, la riduzione ha raggiunto il 67%, confermata anche dalle valutazioni cliniche formali, che non hanno registrato alcun caso di peggioramento. In pratica, il livello di benessere percepito è raddoppiato nelle prime settimane e triplicato al termine del protocollo. Oltre alla sfera emotiva, sono emersi miglioramenti significativi nella memoria episodica, nella rapidità di elaborazione e nelle funzioni esecutive. Sul piano fisico, quasi tutti i partecipanti hanno registrato una perdita di peso media di 5 kg e una riduzione della massa grassa del 2,4%. Il regime chetogenico induce la cosiddetta chetosi nutrizionale, condizione metabolica in cui l’organismo utilizza corpi chetonici e lipidi come combustibile principale. Secondo gli autori dello studio, questo stato può ridurre l’infiammazione, stimolare la produzione del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), promuovere la protezione neuronale e ottimizzare la composizione corporea, con ricadute favorevoli sull’umore e sulle prestazioni cognitive. Sebbene si tratti di una ricerca pilota condotta su un numero limitato di partecipanti, le evidenze iniziali indicano che questo approccio dietetico potrebbe rappresentare un valido supporto aggiuntivo nella gestione della depressione in età giovanile. Rimane comunque indispensabile ampliare le indagini con studi di più ampia portata, al fine di confermarne l’efficacia e valutarne l’applicabilità a contesti più estesi. Vincenzo Gargano